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Serie THE BOSS, Abigail Barnette


Ci sono giorni che sembrano strani e non capisci il perché fino a quando non succede qualcosa di epocale. Poi ripensi alla mattina che hai vissuto - al caffè che hai accidentalmente rovesciato sulla tua giacca Yamamoto bianca immacolata, alla puzza persistente di aglio che filtra dal frigorifero dell'ufficio, al rossetto che ti macchiava i denti quando flirtavi col ragazzo della colazione - e tutto all'improvviso acquista un senso. 
Per me era uno di quei giorni. 



SCHEDA

TITOLO: The Boss series (The Boss, The Girl, The Wedding, The Ex)
AUTORE: Abigail Barnette
CASA EDITRICE: Newton Compton Editori
TRADUZIONE: Alice Peretti (#1) Elisa Beneghi (#2) Diana Osti (#3) Brunella Palattella (#4)
PUBBLICAZIONE: 2015-2016
PAGINE: 380 (#1) 374 (#2) 381 (#3) 346 (#4)
FORMATO LETTURA: Pdf
PREZZO: euro 4,99 (singolo)

SINOSSI: Qui

La mia lettura

Quando ho finito di leggere per la prima volta Cinquanta sfumature di grigio devo ammettere che nella mia assoluta ignoranza mi sono detta: "Cavoli però, è destabilizzante!". 
Adesso, col senno di poi, direi tranquillamente che sul frontespizio di ognuno dei tre libri avrebbero potuto scrivere come sottotitolo Adattamento (mooooooolto) edulcorato e rassicurante del sadomaso per i minori di diciotto anni.

In realtà avrei potuto perdonare già da molto tempo a Ms James il gran pasticcio che ha combinato, insomma non è che si possa essere tutti Nabokov o Duras o Lawrence ... se non fosse che l'erba cattiva ha ormai scandalosamente preso piede, e librerie e store online sono tappezzati di romanzi pseudo-erotici. Per usare le parole di quel genio visionario di Edoardo Bennato "La frittata è fatta!". E la cosa veramente inquietante è che la frittata alla fine dei conti è sempre quella: praticamente come andare in un ristorante a menù fisso. 
Perciò era quasi inevitabile chiedersi: "Ma perché tanti che ci girano intorno e nessuno, ripeto, nessuno che voglia davvero osare?".

Ad Abigail Barnette (pseudonimo di Jennifer Trout, da non confondere con la sua quasi perfetta omonima Armentrout, autrice della saga fantasy The dark elements) va senza dubbio riconosciuto di averci almeno provato. Insieme ad una notevole, nient'affatto scontata abilità nel mantenere viva una storia di per sé abbastanza semplice per la bellezza di ben quattro libri (e un quinto in attesa). 

Tutto comincia con The Boss o, nella mia personale parafrasi, Quello che E.L. James non ci ha detto della sottomissione
Quando Sophie quella mattina arriva a Porteras, la rivista di moda che detta legge a New York, non si aspetta nient'altro che un'altra infaticabile giornata agli ordini della schiacciasassi Gabriella Winters (se avete visto Il diavolo veste Prada avete afferrato l'idea), finché dalla porta dell'ufficio non entra l'ultima persona che avrebbe mai pensato di vedere. E così si ritrova all'improvviso catapultata indietro nel tempo a sei anni prima, quando, in un aeroporto di Los Angeles, a causa di un volo in ritardo per Tokyo, ha incontrato questo affascinante sconosciuto dagli intensi occhi verdi e il raffinato accento inglese, con cui ha passato un'unica, indimenticabile notte ... e che adesso si ritrova davanti nella veste inaspettata di suo nuovo capo, Neil Elwood. 
Benché tutto sembri dividerli, l'età, la classe sociale, la professionalità, Neil e Sophie si troveranno ancora una volta attratti l'uno dall'altra, ma quella che comincia come un'innocua, irresponsabile relazione a scopo puramente sessuale, prenderà una piega fatale e Sophie sarà costretta a rimettere in discussione la vita che si è faticosamente costruita in questi anni. 

Dato che mi sono già dilungata più di quanto avrei voluto, direi di mettere subito in chiaro quali sono le cose che ho apprezzato di più.
Prima di tutto, il modo in cui vengono presentati non solo i personaggi, un'operazione tutto sommato abbastanza semplice, ma soprattutto le relazioni che si instaurano tra di loro e il modo in cui queste evolvono. Chicca preziosissima poi la scelta di non raccontare mai per intero quel fatale incontro in aeroporto di sei anni prima, mossa molto astuta perché ogni volta che il lettore pensa di sapere tutto, la voce narrante puntualmente lo smentisce fornendogli una tessera in più del puzzle. La fluidità con cui l'autrice riesce a passare da un'atmosfera più leggera e divertente (su tutti, sicuramente l'episodio del folle acquisto della Birkin in pelle di alligatore da 100.000 dollari da parte di una sconvolta e incredula Sophie) a una più intima e sofferta, o ancora a situazioni dal tasso erotico piuttosto rilevante. Da sottolineare a questo proposito, il fatto che Barnette, a differenza di James e con una più matura coerenza, non si sia castamente tirata indietro ad un certo punto. 
Se infatti Anastasia Steele scopre appena il superficiale livello fisico della sottomissione, Sophie Scaife si abbandona totalmente al suo Signore a un profondo, terrificante livello psicologico.

Il mio intero essere era concentrato su di lui. Nulla esisteva oltre la mia fame di compiacerlo.
  
Ecco il punto. Mentre tanti altri si nascondono dietro la definizione francamente dubbia o quantomeno riduttiva "atto fra adulti consenzienti", Abigail Barnette ci mostra la reale natura di questo tipo di relazione: il BDSM non è altro che un grande numero di illusionismo. E questa citazione è rivelatrice in tal senso: il potere di chi è in posizione dominante poggia unicamente sulla sottomissione volontaria e appassionata dell'altro, cioè è il sottomesso a lasciare il potere al dominante.       
Si capisce dunque che il vero problema alla base di un rapporto che prevede pratiche sadomasochiste non è affatto il rischio di ridurre l'altro a un mero oggetto sessuale (se ovviamente il contesto è confidenziale), ma principalmente l'inevitabile scissione dell'io. Per cui onestamente non posso dire di condividere tutto quello che mi sono trovata a leggere, ma in fondo un libro dovrebbe scuoterti, più che rassicurarti. Un libro non è il luogo più adatto per cercare modelli. Una cosa però è certa, se avessi mai la possibilità di intervistare Abigail Barnette, non me la lascerei sfuggire per niente al mondo. 

Immagino che a questo punto dovrei tirare le somme. E dico che The Boss è una serie convincente, gustosa, sensuale, con il giusto tocco di sincerità e serietà ... e con una coppia dannatamente esplosiva!


Parole nuove: gretto 

Se fosse una canzone: The power of love, Celine Dion. Perché il luogo più misterioso che abbiamo paura di esplorare è proprio l'amore. E principalmente The Boss è il racconto di questo. 





Il giudizio di BP: Niente male


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